Il progetto è la nostra proposta di concorso per l’ampliamento della Cantina Valpolicella Negrar.

Il buon vino è complesso. E’ vario e ricco di sfumature, ha molti livelli di lettura. Ma allo stesso tempo è sincero, elegante, facile da capire. Un sorso di buon vino non ha bisogno di molte spiegazioni: è già sufficientemente persuasivo così com’è.

Il nostro progetto ha il desiderio di esprimere entrambe le due facce della questione appena descritta: abbiamo cercato di disegnare un edificio elegante, generato da linee rette e minimali, e fatto da volumi puri e materiali naturali. Allo stesso tempo, abbiamo cercato di creare una complessità funzionale e programmatica, connessa da diversi tipi di percorsi e possibilità.

Nel medesimo edificio coesistono le due anime della cantina che abbiamo immaginato: quella produttiva, e quella espositiva. I lavoratori conservano le proprie strutture operative, mentre un’estensione dell’edificio originario va ad essere dedicate alle funzioni pubbliche: un museo, dei laboratori, un itinerario di degustazione, uno shop, un’area food e molto altro. La cantina si apre verso l’esterno, rivelandosi all’utente finale.

Il brief di progetto prevedeva la conservazione di una parte degli edifici preesistenti. Allo stesso tempo la nostra proposta prevede di recuperarne anche altri che avremmo potuto demolire: la palazzina uffici in particolare, avendo una sua identità molto forte, è stata recuperata revisionando la distribuzione interna senza intaccarne l’identità.

Il livello 0 del nuovo edificio, è totalmente dedicato a funzioni pubbliche: il basamento esistente è stato dunque ampliato utilizzando il massimo dell’area a disposizione, in modo da far coesistere sia il magazzino esistente (potenziandolo) che la nuova anima pubblica della cantina.

Se la base dell’edificio è dunque un volume austero e massiccio, il livello superiore è formato da volumi puri distinti e separate, che creano visuali sorprendenti tra un blocco e l’altro. Ad eccezione del “fruttaio”, area funzionale alla cantina prevista dal bando di gara, l’interno livello è dedicato a funzioni di carattere pubblico.

La copertura dell’edificio è una lama in struttura metallica posizionata a partire da 30 cm al di sopra dei blocchi del primo livello; la sua geometria e la presenza di fori ellissoidali in alcuni punti strategici, aumenta la ventilazione naturale e l’illuminazione diurna anche nelle aree più centrali del complesso. La creazione delle bucature in copertura permette così di alimentare la vegetazione presente all’interno dei patio interni.

Il collegamento tra i vari volumi e le funzioni che essi ospitano è realizzato attraverso la creazione di un itinerario sensoriale ed espositivo. Il nostro primo approccio al progetto infatti ha subito rivelato la volontà di trasformare la visita alla Cantina in una esperienza emozionale per l’utente. Per farlo, un volume scavato all’interno della struttura è dedicato allo spazio della circolazione, rivelando le aree produttive e mettendo in mostra l’esperienza, la passione e le capacità dei lavoratori della cantina.

Il percorso espositivo sensoriale si snoda poi attraverso cinque differenti “gallerie”, ciascuna dedicata ad uno dei cinque sensi. L’idea di guidare il visitatore all’interno di un edificio che esprimesse il modo in cui il nostro corpo vive l’esperienza del buon vino, diviene così spazio fisico.


 


Location: Verona
Team di progetto: Claudio Tombolini, Cristiana Antonini, Federico Pisani, Giorgia Clerico
Completamento: 2014 (concorso – progetto selezionato tra i 30 finalisti)